| CASA
L’inserimento abitativo sembra essere lo scoglio
più difficile nel percorso di inserimento delle donne
straniere. Il fatto stesso che siano straniere è
di per sé un fattore discriminante, il fatto che
dispongano di esigue risorse economiche impedisce loro di
accedere a molte delle offerte in città, per loro
troppo onerose. Inoltre l’attesa del permesso di soggiorno,
che può durare mesi o anni, causa un protrarsi delle
permanenze in strutture assistite.
Del resto, le donne inserite in un percorso di emancipazione
dalla tratta condividono con altre donne e uomini stranieri
l’essere esposti a situazioni discriminanti rispetto
al tema della casa.
L’edilizia popolare non riesce a stare al passo con
la domanda: per soddisfarla, lo stock abitativo dovrebbe
essere quasi raddoppiato. L’accesso all’edilizia
residenziale pubblica risulta più complicato per
gli stranieri che per gli italiani: la legge regionale del
Piemonte (3 settembre 2001, n. 22) in materia di assegnazione
di alloggi di edilizia residenziale pubblica prevede infatti
che il cittadino straniero possa ottenere l'assegnazione
di alloggi popolari soltanto qualora sia regolarmente soggiornante
in Italia e svolga una regolare attività di lavoro
subordinato o autonomo da almeno tre anni. Altri impedimenti
sono rappresentati dallo scarso accesso alle informazioni;
da problemi di comprensione linguistica e dei meccanismi
burocratici; dall’impossibilità di comprovare
il reddito.
Nel settore privato, gli alti costi dell’affitto e
la frequente richiesta di contratti di lavoro a tempo determinato
(o interinale, o collaborazione coordinata e continuativa,
o prestazione occasionale) costituiscono un ostacolo alla
locazione sia per stranieri sia per molti italiani; ma la
precarietà, i canoni sproporzionati, le condizioni
abitative degradate e il sovraffollamento sono condizioni
di disagio che colpiscono soprattutto gli inquilini stranieri.
Si è creato un mercato della locazione specifico
per gli stranieri, che ha restituito redditività
ad alloggi ormai fuori mercato, inadatti alle esigenze degli
italiani e al di sotto dei criteri minimi che oggi definiscono
l'abitabilità. Questo mercato parallelo è
poi caratterizzato dalle forti connotazioni di irregolarità
(affitto in nero) e dai prezzi molto alti rispetto a quelli
richiesti alle famiglie italiane in locazione regolare.
In tale contesto generale, la costruzione di politiche e
di opportunità abitative socialmente più efficaci
(la “nuova edilizia sociale”) è demandata
in buona parte alla capacità di innovazione del Terzo
Settore, delle Regioni e dei Comuni, chiamati a trovare
modalità efficaci di promozione delle pari opportunità
e di lotta alla discriminazione (dall’informazione,
alla sensibilizzazione, all’accompagnamento), di indirizzo
a usi sociali delle risorse private, di strutturazione organica
del settore non profit, di ridefinizione del ruolo dell'ente
locale.
L’efficacia delle azioni per l’inserimento abitativo
delle donne vittime della tratta è pertanto molte
volte legata all’esistenza di una rete “amica”
in grado di informare, sostenere, consigliare, affiancare
la persona nei passaggi (ricerca, inserimento) da una situazione
abitativa di emergenza o precaria a una più stabile
e adeguata.
Individuare e attivare una di queste “reti”
è senz’altro un fattore che può contribuire
a un esito positivo nella ricerca abitativa.
Approfondimenti:
Rapporto
Rete d’Urgenza contro il Razzismo. Rapporto Annuale
2000
Sportello
d’informazione sociale della Provincia di Torino /
immigrati / casa
Secondo Rapporto sull'integrazione degli Immigrati in Italia
dicembre 2000
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