| LAVORO
La dignità dell’uomo passa anche attraverso
il lavoro inteso come capacità
espressiva e acquisizione
di responsabilità partecipativa nei confronti
del tessuto sociale di riferimento. Su questo principio
numerose sono le riflessioni delle scienze religiose e umanistiche
che convergono nell’attribuire al lavoro una funzione
sociale significativa.
Pertanto, una delle fondamentali preoccupazioni di una società
che pone l’uomo al centro della sua attenzione consiste
nell’evitare il più possibile l’esistenza
di sacche di esclusione sociale.
Il sistema, che passa inevitabilmente attraverso forme di
assistenzialismo, deve porsi come obiettivo
finale, in ordine temporale, ma prioritario per la
sua valutazione, la fattiva creazione di sbocchi
di integrazione sociale attraverso il lavoro.
Per giungere a migliore concretezza dobbiamo giudicare l’operato
del governo di una Città non solo dalla capacità
di mantenere un assetto sociale controllato bensì
di produrre virtuosi percorsi di migrazioni dall’esclusione
sociale verso una compiuta inclusione.
La cooperazione sociale nasce
dall’esigenza dei territori di creare le condizioni
di diminuzione dell’esclusione dei soggetti “deboli”.
L’anello di congiunzione tra il tessuto sociale dell’esclusione
e il mercato del lavoro trova la sua forma nel tipo di cooperazione
sociale che la Legge 381/91
identifica nel tipo “B”.
Il valore sociale di queste realtà coincide con la
capacità di restituire ai soggetti “deboli”
la dignità del lavoro
che, in una logica di programmazione del welfare, costituisce
il superamento di un sostegno “reddituale” tipico
degli interventi dei servizi socioassistenziali per creare
invece percorsi di inclusione sociale
a pieno titolo.
a chi rivolgersi:
Ufficio Stranieri “Settore Lavoro / Formazione"
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Il contributo delle cooperative sociali
di tipo B alla realizzazione di percorsi di inserimento
lavorativo nell’ambito degli interventi contemplati
dall’art. 18, L.40.
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